Problemi di comunicazione: Pillole efficaci per un allenamento quotidiano

Evitare di alzare la voce

in quanto probabilmente si aumenta la possibilità di essere sentiti, ma non quella di essere ascoltati. Un tono di voce alto e acuto è proprio di quei momenti in cui la persona prova un senso di sfinimento, rabbia, insofferenza, impotenza e il risultato molto spesso è quello di innescare una spirale di escalation di emozioni disfunzionali nello scambio comunicativo.
Una strategia adattiva per attrarre in modo mirato l’attenzione è quella di modificare il tono di voce: è infatti il cambio di intensità e di ritmo, che attira l’attenzione, non il volume in sé.

Evitare di ripetersi all’infinito

Certo ricordare qualcosa ogni tanto all’altro può aiutare, tuttavia alcune persone per farsi ascoltare ripetono continuamente lo stesso concetto.
Messaggi come “quante volte te lo devo ripetere?Non mi ascolti mai” tendono a diventare ridondanti e poco utili, in quanto la reiterazione lamentosa produce perdita di significato.
Ciò che possiamo fare per facilitare l’ascolto e la memorizzazione dei nostri messaggi è quello di ripeterci poche volte, introducendo piccole variazioni molto particolari (il particolare aumenta le probabilità di ricordo) nei nostri messaggi. Sebbene possa sembrare controintuitivo, una delle strategie più efficaci per amplificare la propria comunicazione non parte dalla bocca, ma dagli occhi.
Il contatto visivo, mentre pronunciamo una frase specifica amplifica l’effetto della nostra comunicazione: tramite una metafora, può essere visto come un amplificatore della propria comunicazione.
Anche qui occorre la giusta misura: utilizzare un contatto visivo fisso fa apparire autoritari e controllanti.

Riconoscere in ciò che l’altro ci sta comunicando il suo valore in termini di unicità e ritmo.

Anche se la nostra tendenza sarebbe quella di “fare in fretta” per giungere a una soluzione out-out (molto spesso fittizia) bypassando il mondo emotivo nostro e dell’altro (perchè difficile da tollerare), evitare frasi del tipo: “E allora? Vieni al punto.” “Non mi interessa perchè non hai studiato. Per … sei in punizione.”).
“Se il riconoscimento del sentire dell’altro manca, come manca spesso a chi va male a scuola, l’identità, che è un bisogno assoluto per ciascuno di noi, si costruisce altrove, in tutti quei luoghi, scuola esclusa, dove è possibile ottenere riconoscimenti. Se poi fuori dalla scuola e dalla famiglia resta solo la strada, sarà la strada a fornire quei riconoscimenti, ma al livello in cui li può concedere” ( Galimberti, 2010)

Evitare le interruzioni verbali dirette e indirette

Attraverso reazioni del volto e del corpo fortemente negative (smorfia con la bocca e/o occhi sgranati in segno di incredulità, alzata di spalle, girarsi mentre si sta comunicando,…) oltre a inserirsi forzatamente in una pausa di silenzio (che spesso è utile a nostro figlio per raccogliere le idee ed emozioni) elargendo anticipazioni, soluzioni pre-confezionate o consigli, soprattutto quando non richiesti.
Nella mia esperienza, se una relazione si sviluppa in modo positivo – marito/moglie/, genitore/figlio, due amici, insegnante/studente, colleghi di lavoro – un contributo importante è dato dall’uso delle metacomunicazioni positive.

Qualche esempio?

“Mi interessa ciò che stai dicendo.”, “Fammi capire meglio cosa è successo”, “Sono dalla tua parte, ti ascolto.” , “E’ stato difficile per te, immagino, ma possiamo vedere insieme come fare la prossima volta.”, …accompagnando il verbale con la coerenza dei gesti e dello sguardo.

Il riconoscimento della verità dell’altro presuppone l’ascolto attivo, una modalità non così scontata per aiutare il nostro interlocutore a prendere coscienza dei propri sentimenti, per incoraggiarli ad avere meno paura delle proprie emozioni, per promuovere la fiducia nel proprio agire e sperimentarsi così nella ricerca di soluzioni nuove ai problemi.
Partire da noi stessi per giungere a un ascolto negoziato da intenti e significati è di per sé una grande sfida, un’arte complessa che spesso richiede il sostegno di un professionista competente e un approccio psicoeducativo mirato attraverso la lettura di testi e percorsi che sviluppino consapevolezza del proprio mondo interiore e abilità di gestione interpersonale.


Dott.ssa Paola Finelli

Iscritta all’albo dell’Ordine degli Psicologi della regione Emilia Romagna n. 6377 Sez. A

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