Sessioni di Yoga della Risata

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Gli appuntamenti con le sessioni di Yoga della Risata si svolgono in gruppo con cadenza quindicinale ed hanno la durata di 50′.

Perchè sperimentarsi in una sessione di Yoga della Risata? Ampissimi sono oggi i contributi scientifici che dimostrano effetti significativi a livello psiconeuroendocrinoimmunologico della risata e del buonumore (Finelli, Scarponi, Pession, 2016).

Lo Yoga della Risata è una pratica giocosa e divertente ma anche profonda e riparatrice ( e per questo ritengo sia importante che chi la propone abbia competenze anche nelle relazioni d’aiuto oltrechè come conduttore delle sessioni), nata nel 1995, un connubio tra movimento, respiro yogico, risata e rilassamento. Un’esperienza corpo-mente-relazione che produce potenti cambiamenti in positivo e contribuisce al benessere psicofisico ad ogni età. Un aspetto importante dello Yoga della Risata riguarda la celebrazione dell’errore: quanto ci è possibile dirgli abbiamo sbagliato, e allora…? in quali contesti ci è possibile commettere errori e riderci sopra…? Nelle sessioni di Yoga della Risata un aspetto di riguardo viene dato ai giochi ccollaborativi e non competitivi dove ci si può concedere di sbagliare e farci una risata, il modo più veloce e giocoso di abbassare l’ansia prestazionale che tendiamo ad avere nella vita professionale e quotidiana in genere.

Una buona respirazione fa la differenza nella nostra vita quotidiana (e chi vive crisi d’ansia lo sa bene): nello Yoga della Risata si stimola il respiro diaframmatico, una forma di respirazione tipica dello yoga, prana, dove l’espirazione dura almeno il doppio di una inspirazione intercalate da una brevissima apnea.

Lo Yoga della Risata utilizza il respiro addominale per fare emergere la risata autoindotta (differente dalla risata eteroindotta, quella provocata, ad esempio, da un film comico, barzelletta o situation commedy), la risata di pancia, originaria, quella a bocca aperta, che non è così immediata e scontata per chiunque (io stessa ci ho messo parecchio tempo prima di concedermi una sonora risata) proprio perchè ognuno di noi può essere erede di blocchi più o meno recenti:

  • ad es. familiari, nella propria famiglia d’origine non si è mai riso troppo e ridere di gusto sembrava sconveniente.
  • personali, momenti di vita che portano a congelare le emozioni, (magari per non soffrire troppo) e anche la voglia di sorridere.
  • il ruolo sociale o prof.le raggiunto che impone una certa presenza e seriosità durante la maggior parte della giornata per cui porta a trattenere e inibire le belle risate aperte e di pancia.

Esistono due tipi di risata: etero ed autoindotta. Qual’è in sostanza la differenza tra le due risate?

La risata eteroindotta, per sua natura, attiva le aree corticali e attraverso i processi attentivi e di elaborazione dello stimolo esterno, provoca l’umorismo: la risata parte dalla mente, dal pensiero, in un percorso definito TOP- DOWN per arrivare al corpo. I circuiti neurali implicati sono definiti “lenti”, non mielinizzati e di diametro inferiore.

La risata autoindotta, di cui spesso ci siamo dimenticati una volta adulti, parte invece dal corpo (respiro, contatto, rispecchiamento, movimento) attraverso un processamento definito BOTTOM UP: i circuiti neurali che “conducono” lo stimolo sensoriale di piacere sono definiti “veloci” poichè in modalità privilegiata sono più veloci, mielinizzati e hanno un calibro maggiore (Finelli, Scarponi, Pession, 2016).

Ricordiamo inoltre che attraverso la sollecitazione diaframmatica si stimola lo sblocco del diaframma che può generare un pianto liberatorio come risposta al contatto con un’emozione congelata, magari da tempo e la possibilità di un suo riconoscimento e legittimazione. Anche per questo è importante lo Yoga della Risata e sperimentarlo in un contesto adeguato.